Studio Legale Rulli
02-06-2020
Danno da straining
Spesso si sente parlare di mobbing sul posto di lavoro, anche se è molto difficile poterlo dimostrare in concreto. Difatti, il mobbing consiste, nella definizione che è stato ricostruita dalla giurisprudenza, in una serie di condotte persecutorie poste in essere nei confronti del lavoratore, con lo scopo di arrecargli un pregiudizio. Ciò che occorre dimostrare, affinchè venga riconosciuto un risarcimento del danno per mobbing, è l`intento persecutorio, ossia la volontà del datore di lavoro o di un suo preposto, di arrecare un pregiudizio al lavoratore e questo elemento è molto difficile da dimostrare. Lo straining costituisce una forma più attenuata del mobbing. In particolare, lo straining, a differenza del mobbing, non richiede una continuità delle azioni vessatorie, seppure si tratta di azioni che, in quanto produttive di un danno all`integrità psico fisica del lavoratore, possono giustificare una domanda risarcitoria. Lo straining è dunque una forma più attenuata di mobbing, in cui le condotte ostili poste in esser nei confronti di un lavoratore non devono essere continuative. Ciò che rileva è che si tratta di condotte che provocano stress al lavoratore in maniera da ledere la sua dignità di persona e creando una frustrazione personale e professionale. Il fondamento di questa domanda risarcitoria è l`art. 2087 del codice civile, quello che stabilisce l`obbligo del datore di lavoro di tutelare l`integrità psico fisica del lavoratore. E` dunque da questa precisa norma che si deve partire e che assume, oggi più che mai, una fondamentale importanza al fine di ribadire l`esigenza di tutelare il lavoratore sotto ogni aspetto, non solo quello della sicurezza fisica, ma anche quella psicologica. Le situazioni di stress che si vivono sul posto di lavoro sono, a volte, molto dannose per la salute delle persone, comportando anche delle gravi patologie. Esempi di straining sono ad esempio condotte di allontanamento del lavoratore dal suo posto di lavoro o dal suo incarico, per essere volontariamente emarginato o danneggiato; essere schernito o deriso all`interno del posto di lavoro; essere costretto a lavorare in un ambiente ostile; oppure il semplice disinteresse del datore di lavoro al benessere lavorativo del dipendente; o anche essere estromesso da un settore strategico dell`azienda nel quale il lavoratore stata incrementando le proprie competenze tecniche e professionali. Tutte queste condotte, ed altre ancora, possono essere oggi finalmente denunciate dal lavoratore, il quale potrà anche ottenere una forma di risarcimento del danno che sia derivato direttamente da queste condotte.
Avv. Giorgia Rulli
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